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La volontà popolare dei Liberali ed il populismo dei nazionalisti

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di Pippo Rao

In un discorso pronunciato al Parlamento europeo nel maggio 1965, Gaetano Martino, intervenendo sui poteri del Parlamento europeo, ricordava che i Trattati di Roma del 1957, firmati dopo la Conferenza di Messina, erano solo la prima tappa di un percorso che doveva consentire “al processo di unificazione europea di passare dal piano esclusivamente economico al piano più particolarmente politico”, e poi affermava che “è assurdo immaginare che l’Europa potrà costruirsi dal punto di vista politico con la sola volontà dei governi…
In coerenza con questo suo convincimento, Martino è stato sempre un sostenitore dell’elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, proprio perché consapevole che senza la volontà popolare non si poteva costruire l’Europa.

Per eleggere il Parlamento a suffragio universale, pur solo come espressione degli elettorati dei singoli Stati e non del popolo europeo nel suo complesso, abbiamo dovuto attendere il 1979, 14 anni dopo quel discorso, quando Martino era ormai purtroppo mancato da 12 anni.

Tuttavia, l’Europa unita, secondo la concezione di Martino e dei liberali europei, latita ancora, ed è questa la vera ragione che oggi consente ai nazionalismi di rialzare la testa, mettendo a rischio la cittadinanza europea e, con essa, il più lungo periodo di pace che l’Europa ricordi e molte delle libertà che sono state faticosamente conquistate.                         

Il fatto si è che, nonostante il suffragio universale, la costruzione dell’Europa politica, che era il sogno di Spinelli e Rossi nel loro esilio di Ventotene, e poi l’idea dei padri fondatori dell’Europa, tra cui Gaetano Martino, è ancora tutta da costruire, ed è proprio questo che rende difficile arrestare le tentazioni nazionaliste di significative fasce di cittadini europei, che le manifestano votando per i partiti populisti che si stanno rafforzando in molte nazioni, tra cui l’Italia.

Il tema dell’immigrazione incontrollata e dei costi economici e sociali dell’accoglienza e dell’integrazione, che l’Europa non ha saputo affrontare comunitariamente, ha fatto il resto, fornendo ai partiti nazionalisti un argomento di grande impatto demagogico che ha saputo sfruttare il sentimento naturale della paura per le “diversità”, che sono elemento connaturale a ogni società liberale.         

Le minacce di Salvini di chiudere porti e aeroporti, che oltretutto non sono di sua competenza, isolando l’Italia dal resto della comunità europea, non ci faranno fare un solo passo avanti nella soluzione del problema, che può essere affrontato solo con una Conferenza degli Stati membri che individui una soluzione europea di lunga durata rispetto a un esodo epocale che non cesserà sino a quando non se ne sarà trovata la soluzione proprio là dove è nato.

Occorre quindi un grande piano europeo per i popoli africani, aiutandoli a emanciparsi dalle tragedie del sottosviluppo e dei conflitti, come seppero fare gli USA, quando col piano Marshall, furono determinanti per fare uscire le economie dell’Europa occidentale dalle distruzioni dell’ultimo conflitto mondiale

Su questa strada, purtroppo, i paesi dell’UE non troveranno la solidarietà degli Stati Uniti di oggi, che preferiscono avere come interlocutori i singoli paesi europei piuttosto che una loro solidale comunità; e il rischio che stiamo correndo è che, in assenza della solidarietà atlantica, e forse anche del suo braccio militare, essendo ormai la NATO a rischio di dissoluzione, spetti all’autocrazia russa di riempire il vuoto geo-politico che si sta aprendo.

Ci sono in Europa, leader capaci di intestarsi questa direzione di marcia ?

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