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Foa sarà il presidente della Rai, vi spiego perché. Parla Arturo Diaconale

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MARCELLO FOA

Si riapre la partita della presidenza Rai, ma i giocatori restano gli stessi. Con una risoluzione presentata questa mattina all’ufficio di presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, il governo ha sollecitato il Cda Rai a procedere con l’elezione del presidente, aggiungendo che non ci sarebbero vincoli alla rielezione di Marcello Foa, bocciato dalla vigilanza prima delle vacanze estive. E mentre il Partito democratico parla di un “atto illegittimo”, c’è chi crede che Foa, ormai, arriverà a presiedere la Rai senza troppi dubbi. “Io penso che l’intesa tra Forza Italia e Lega porti all’elezione di Foa, anche perché la Rai non può rimanere in una condizione di precarietà e di paralisi com’è in questo momento” spiega Alfredo Diaconale, direttore dell’Opinione già consigliere di amministrazione Rai, raggiunto telefonicamente da Formiche.net. La partita sulla Rai, aggiunge, fa parte di una partita politica più ampia sulla ridefinizione degli equilibri nell’alleanza di centrodestra.

Direttore, il consiglio di amministrazione della Rai può eleggere nuovamente Foa come presidente?

Io penso che il cda possa tranquillamente rivotare Foa perché fa parte, comunque, del Cda. Anche se la sua nomina è stata inizialmente bloccata dalla Commissione di Vigilanza, si può ripresentare e poi la Commissione di Vigilanza deciderà a maggioranza se accettare o meno. Non credo che ci siano delle irregolarità o dei motivi che possano impedirlo.

Quindi è più una partita politica che una questione tecnica…

La nomina del presidente della Rai è una nomina che la legge stabilisce essere il frutto di un accordo largo, in Commissione Vigilanza e quindi in Parlamento. Questo accordo non c’è stato nella prima votazione, ci potrebbe essere adesso, con l’accordo politico è chiaro che non ci sarebbero problemi. Le vicende della Rai sono sempre legate alla politica perché la Rai deve comunque rispondere al Parlamento e quindi se c’è un accordo tra le forze politiche che hanno una maggioranza in Parlamento non vedo quale sia il problema. Centro, poi la polemica è nei fatti, l’opposizione fa il suo mestiere, ma così anche la maggioranza deve fare il suo mestiere, eventualmente allargando il suo orizzonte perché qui se non c’è un allargamento a Forza Italia non si può avere l’elezione di Foa dentro la Vigilanza.

A propostito di Forza Italia (che prima dell’estate ha votato contro l’elezione di Foa), la partita sta proprio nelle mani degli azzurri…

La partita in corso è quella. La bocciatura nei confronti di Foa non è il frutto di un’avversità alla persona, ma a un metodo che non ha seguito la prassi dell’accordo preventivo, prima della presentazione del nome. Evidentemente ci sono state nel corso di questi due mesi estivi, e anche nel corso degli ultimi giorni, delle trattative tra le forze politiche, cioè tra Lega e Forza Italia, tra Salvini e Berlusconi, che hanno appianato quelle divergenze sul metodo e hanno consentito e possono consentire di trovare un’intesa.

Pensa che l’intesa sull’elezione di Foa ci sia già.

Io penso che l’intesa porti all’elezione di Foa, anche perché la Rai non può rimanere in una condizione di precarietà e di paralisi com’è in questo momento. La Rai è una grande azienda che ha bisongo di essere in grado di funzionare a pieno. Insomma, ha bisogno di un presidente, di un direttore generale e di un consiglio che funzionino tutti quanti. Credo che sia ormai indispensabile chiudere questa partita. Che poi sia una partita di un gioco politico molto più ampio fa parte della Storia.

Sulla questione Rai, Riccardo Ruggeri ha scritto “la nomina a Presidente della Rai di Marcello Foa è il primo passo di una strategia di riposizionamento complessivo politico e di business che dovrà aprirsi fra Berlusconi e Salvini”. Pensa che sia vero, c’è un riposizionamento in corso?

Io mi auguro che ci sia. Che da parte di Forza Italia ci sia la consapevolezza che rimanere alleati con la Lega a livello locale e in contrasto a livello nazionale è una situazione che non giova al centrodestra. Ricostruire quell’alleanza che c’era e che ha portato alle elezioni del 4 marzo credo che sia assolutamente necessario anche in vista delle prossime elezioni europee e di quello che potrebbe succedere in questo Paese. La stabilità del governo non è assicurata al 100%, credo che rispetto a questo una prospettiva di tenuta forte del centrodestra sia l’unica che possa dare una certezza di stabilità al Paese.

Un centrodestra guidato da Matteo Salvini, con Berlusconi che fa un passo indietro?

Berlusconi prima delle elezioni aveva detto chiaramente che chi avesse avuto più voti sarebbe diventato il leader del centrodestra e il risultato del voto è stato inequivocabile. Salvini di fatto è la guida del centrodestra, si tratta adesso di riconoscergliela. E di farlo non in maniera passiva, ma in maniera attiva. Io credo che Forza Italia all’interno di un’area di maggioranza abbia un ruolo di indirizzo su alcune tematiche importanti: sulla giustizia, sulle grandi opere, sulle infrastrutture, penso a Genova, alla battaglia che sta facendo Toti per velocizzare i tempi della ricostruzione del ponte, io credo che avrebbe bisogno di un maggiore supporto anche dal suo stesso partito, su questo terreno.

Spostiamoci un attimo a questo governo: pensa che durerà l’alleanza tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio?

Il collante del potere è sempre un collante molto forte, però esistono anche i problemi legati alle questioni sul tappeto che sono tante e molto importanti. Su alcune di queste questioni la posizione di Lega e 5 Stelle sono estremamente distanti, ma anche da un punto di vista culturale: i 5 Stelle vorrebbero una politica industriale da decrescita che loro definiscono felice, ma che in realtà sarebbe assolutamente infelice; la Lega ha una cultura completamente diversa perché la sua base elettorale è fatta dai ceti produttivi del nord che vogliono ovviamente l’esatto contrario di quello che vogliono i 5 Stelle.

Quindi ha un’autonomia limitata…

Questo governo può anche durare l’intera legislatura, ma a condizione che il punto di equilibrio sia sempre preciso e corretto, un punto che non sia fatto con gli strappi, le minacce. Cioè, se Di Maio minaccia la crisi se non avrà i 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, quello è uno scossone forte alla stabilità di governo, perché i punti di compromesso non si trovano con le spallate.

Lo stesso Salvini, però, non usa mezzi termini sulle tematiche che gli stanno a cuore…

Sicuramente Salvini ha un approccio forte sui temi identitari del proprio movimento, come l’immigrazione. Ma mi pare che rispetto a certe posizioni ideologiche dei 5 Stelle la Lega in generale, ma lo stesso Salvini, abbiano una posizione più pragmatica, più legata alla soluzione dei problemi. Poi bisogna anche vedere cosa succede all’interno del Movimento 5 Stelle.

A cosa si riferisce?

Nei 5 Stelle, la componente governativa si muove in un modo e quella movimentista spinge in altre direzioni. L’area che fa riferimento, insomma, ad Alessandro Di Battista, a Grillo, al presidente della Camera Roberto Fico, cioè ci sono posizioni diversificate all’interno del Movimento 5 Stelle. Io credo che un momento di verifica forte di questa maggioranza e di questo governo saranno le elezioni europee, perché daranno il quadro dei nuovi rapporti di forza. Il governo nasce con la Lega al 17% e M5S al 32%: se le elezioni europee dessero un risultato diverso è chiaro che un riequilibrio all’interno del governo diventerebbe indispensabile.

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