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Infrastrutture e non solo. Se il governo Conte cerca ancora la sua stella polare

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Il tempo passa, ma i risultati dell’azione di governo continuano ad essere scarsi e poco tranquillizzanti, non c’è una ricaduta positiva sulla vita socio-economica del Paese. Ci si trastulla con nomine (sgradite) negli enti pubblici; ci si intestardisce, senza riscontro, a portare a compimento provvedimenti strombazzati lungo lo stivale durante la campagna elettorale, e anche dopo; non si percepisce la superficialità e la faziosità nell’affrontare problemi essenziali per l’intera comunità nazionale.

Ne viene fuori un quadro poco rassicurante di questi governanti neofiti, poco inclini a tener conto delle ragioni di tutti, per ben governare. L’idea di essere autosufficienti, e sempre soli al comando non li abbandona. Ignorano che la politica e, quindi, l’azione di governo deve essere caratterizzata dalla ricerca dell’unire, del tenere insieme, del legare, insomma della sintesi delle diverse posizioni, e porsi come faro permanente per l’intera comunità nazionale.

Si è alzata la voce per mesi in Italia e in Europa contro l’arrivo di richiedenti asilo dai paesi del bacino del Mediterraneo, per dimostrare che l’attuale ministro degli interni, leghista, andando spesso fuori riga, stava attuando misure repressive contro l’immigrazione così come aveva promesso in campagna elettorale. Le sue grida manzoniane e lo stracciarsi le vesti di fronte a un problema di dimensione planetaria però non ha sortito grande effetto, se nel giro di pochi giorni, anziché avere un clima più tollerante e sereno si sono registrati ulteriori casi di aggressioni a sfondo razzista in varie città d’Italia.

Si dica ciò che si vuole, ma se soggetti con elevate responsabilità di governo inducono col proprio lessico ad aggredire verbalmente e a minacciare i potenziali nemici è ovvio che poi nel Paese si crea un clima pesante che può portare alla caccia del diverso, ad atti inconsulti e criminali. Le parole e i gesti si pesano con attenzione quando si hanno responsabilità pubbliche. Meno parole e più fatti.

Il tanto decantato “governo del cambiamento” si sta rivelando soltanto un esecutivo privo di stella polare e di scarso orientamento. Si insiste nel girare intorno alle promesse elettorali fino ad oggi non mantenute, senza riuscire ad assumere alcuna decisione efficace, che possa essere di beneficio ai tanti elettori di Lega e M5S in speranzosa attesa. Il decreto dignità ad avviso degli stessi proponenti viaggia su binari incerti, per non dire della flat tax e del reddito di cittadinanza, che hanno coperture finanziare poco sicure per essere attuati. Continua invece la monotona litania sull’alta velocità in Val di Susa, sul gasdotto in Puglia, sull’Ilva di Taranto, sull’obbligo vaccinale. Ci sono abbastanza motivazioni per sospendere il giudizio sulle capacità del governo del prof. Giuseppe Conte di avviare un’azione di governo concreta e risoluta.

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