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Perché le aziende tech hanno messo gli occhi sul bike sharing

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Perché le aziende tech hanno messo gli occhi sul bike sharing 04 luglio 2018,07:44

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Nella guerra sui trasporti urbani, è il turno delle due ruote. Lyft, la società di trasporto privato su auto rivale di Uber, ha deciso di muoversi oltre le quattroruote e di puntare anche sul bike sharing. L’azienda ha infatti acquistato Motivate, una società che offre un servizio di condivisione bici in varie città americane, da New York a San Francisco a Chicago. Non sono stati rivelati i termini dell’accordo ma in precedenza le trattative si aggiravano sui 250 milioni di dollari. “Insieme Lyft e Motivate rivoluzioneranno il trasporto urbano”, recita il comunicato dell’azienda.
Le società che offrono trasporti su auto come Uber e Lyft sono da tempo in allarme di fonte alla crescita di servizi di trasporto basati su bici e monopattini, che potrebbero rubare loro una fetta della torta. A meno di non comprarseli. In questo caso Lyft non si è presa tanto le biciclette ma i contratti con le città (in alcuni casi esclusivi) e il rapporto creato nel tempo da Motivate con le amministrazioni. Questa azienda copre infatti fino all’80 per cento dei viaggi di bike sharing negli Stati Uniti. In dote, Lyft riceve anche una cospicua quantità di stazioni per biciclette. Ora vanno di moda bici e scooter elettrici senza stazioni, che si bloccano e sbloccano via app. Ma quegli spazi potrebbero essere utili per essere riconvertiti come snodi fisici per il trasbordo da auto a due ruote.
Negli ultimi tempi il mercato dei servizi di bici e monopattini urbani è particolarmente mobile. Uber ad aprile ha comprato la startup Jump, altra azienda di bike-sharing, per una cifra imprecisata. Sia Lyft che Uber sono in competizione per ottenere un permesso dalla città di San Francisco per gestire un servizio di monopattini elettrici. E ieri pure Google ha investito in Lime, una società americana che fornisce proprio questo genere di veicoli, che si possono affittare con una app. E che ora è valutata intorno a 1,1 miliardi di dollari. La sua rivale principale è Bird, ed è stata fondata, guarda caso, da un ex dirigente Uber.

Dove vogliono arrivare tutte queste società apparentemente diverse fra loro? L’obiettivo lo ha fatto intravedere il Ceo di Uber, Dara Khosrowshahi, qualche tempo fa: “vogliamo essere l’Amazon dei trasporti”, aveva detto. Non sono gli unici. Ogni volta che un utente esce di casa aprirà una app per decidere come muoversi, in auto, in bus, in bici, in monopattino e così via. E il punto ora è presidiare quello spazio.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

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